Lettera a Goffredo

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Caro Goffredo!
È sempre vivo in me l’istante in cui venisti al mondo, io, appena ventenne, smarrito, senza paura alcuna e guidato dall’incoscienza ho iniziato insieme a mamma un nuovo percorso di vita.
Crescevo insieme con te, i pochi anni che ci separavano ci hanno consentito di vivere il nostro rapporto in modo speciale.
Io ti aiutavo a crescere e tu mi aiutavi a maturare, a diventare adulto.
La stessa, medesima cosa è avvenuta con la tua sorellina Angela.
Tu Goffry con Angela sei stati la mia missione di vita.
Non sono mai riuscito a rapportarmi con te con l’autorità di padre ma sono sempre stato l’amico più grande “ l’amico severo” a volta anche duro.
Tu ti rivolgevi a me così come facevi con i tuoi amici e spesso dovevo rammentarti che ero tuo padre.
Ciò nonostante ero felice quando mi dicevi “papà non rompermi” o quando ci salutavamo con il classico gesto usato dalla nuova generazione “ l’uso del dito medio”.
Come dimenticare quando, tu ancora giovanotto, giocavamo, insieme e inevitabilmente finivamo per azzuffarci tanto da dover far intervenire Mamma per dividerci e rimproverarci.
C’è anche stato un periodo nel nostro percorso, quello della tua adolescenza, abbastanza turbolento, dove ci beccavamo frequentemente.
Poi però ci cercavamo, utilizzando la scusa più banale, per ricominciare.
Con la mente, ora, ripercorro tutte le confidenze che mi hai fatto sulle tue compagne di vita, i consigli che mi chiedevi e gli sfoghi che di tanto in tanto ti facevo, così come si fanno solo al migliore amico.
Certo per raccontare il nostro vissuto dovrei scrivere un intero libro, cosa che non farò, poiché custodirò gelosamente ogni singolo momento nel mio cuore, salvo raccontare, di tanto in tanto, qualche aneddoto alla tua adorata Noemi.
Rivivo tutti i momenti passati insieme nella realizzazione del progetto del negozio “SeaLifeAcquari”, i viaggi fatti in giro per l’Italia alla ricerca dei migliori fornitori, le lunghe passeggiate fatte per il centro di Cava discutendo del progetto e delle soluzioni migliori da adottare.
Sono stai due anni e mezzo molto belli, stressanti ma anche appaganti.
Non sono mancati i battibecchi, tra noi, e come sempre bastavano pochi giorni per riconciliarci, in silenzio, e ripartire con nuove strategie.
Ora non sono in grado di definire la mia condizione, di descrivere il mio dolore e non riesco a immaginare il mio futuro.
Sento solo il mio cuore combattere tra le esplosioni di dolore e le ondate di gioia che mi arrivano dal tuo ricordo.
Io, il tuo papà, ho avuto sempre assoluta conoscenza e certezza di chi sei stato e delle qualità che ti hanno reso così speciale.
Per descrivere il tuo animo, personalmente, non userò alcun aggettivo, poiché l’hanno fatto egregiamente i tuoi amici e tutti quelli che hanno avuto il piacere di conoscerti.
La conferma che eri speciale è data dall’amore manifestato da tutti quelli che ti conoscevano.
Non ultimo dalla commozione che hanno provocato in me le lacrime dei tuoi clienti “mi scuso con loro ben sapendo che erano diventati tutti tuoi amici”.
Per il passato, spesso, mi chiedevo e ti chiedevo “fammi sapere cosa vuoi fare da grande”.
Oggi conosco la risposta.
Quella domanda non aveva bisogno di risposta, poiché tu sin da bambino già lavoravi al tuo progetto di vita.
Sì, nostro Signore voleva che tu istillassi nei cuori di chi si avvicinava a te i sentimenti dell’amore, della lealtà, della disponibilità, dell’altruismo e della bontà.
Lavoro che, forse, hai fatto alla grande tanto che c’è stata la necessità di dover continuare l’opera dal paradiso, di sicuro con le qualità degli Angeli.
Ciao Goffredo
Ciao Ze Mà (ecco ti saluto come tu facevi di solito con me).
Il tuo adorato Papà Mario