La mia Francesca

Copia di FotoFrancesca

Mi chiamo Rosalba, abito a L’Aquila, una città splendida che oggi, purtroppo, tutti conoscono per la tragicità degli eventi accaduti in quella tremenda notte del 6 aprile scorso, che hanno segnato radicalmente, tragicamente, la vita di tante persone, in particolare la mia e quella dei miei cari.

Prima di quella data fatale, la mia era una famiglia serena e unita. Tra gli alti e bassi che ognuno, credo, abbia e le ordinarie preoccupazioni, tutto sembrava andasse per il meglio.

Dopo Simone, che ha appena compiuto quattordici anni, è arrivata Francesca, nove anni fa, come un lampo luminoso disceso dal cielo a rallegrare il mondo, un dolcissimo angelo mandato sulla terra a portare gioia e letizia. Piena di vita, sempre in movimento, diffondeva allegria ovunque passasse. Sul suo bel volto aleggiava sempre il sorriso: era il nostro sole.

L’abbiamo tanto desiderata, voluta a tutti i costi, e il Signore deve essersi talmente commosso delle nostre insistenti richieste che tutto è avvenuto poi velocemente, il suo concepimento, la sua nascita, tutto è avvenuto in un attimo, alla velocità della luce, senza nemmeno darci il tempo di accorgercene e di assaporare pienamente la sua straordinaria presenza.

Le sue giornate erano intensissime, un continuo fermento, ricche di avvenimenti importanti e di tante esperienze che nemmeno una novantenne può vantare. Aveva una fretta incredibile di vivere la sua vita, quasi volesse compensare la brevità che avrebbe poi avuto.

Poi quel maledetto 6 aprile …

Alla prima forte scossa di terremoto, alle 23,30, abbiamo tutti avvertito qualcosa di anomalo rispetto al solito, ma dopo mesi di avvisaglie, pensavamo che tutto rientrasse nella norma e non abbiamo prestato troppa attenzione.

Francesca invece, così sensibile, ha avuto come una specie di presentimento, ha capito subito che c’era qualcosa di strano rispetto alle altre volte e mi ha abbracciato piena di paura.

Ma come il solito, io e mio marito Giorgio l’abbiamo rassicurata, l’abbiamo presa nel nostro lettone, non doveva temere, il nostro amore l’avrebbe protetta da ogni pericolo… ma non è stato così. Mai come in momenti così tremendi affiora la nostra impotenza di genitori.

La mia Chicca ha pregato!!! Come se volesse consegnare la sua piccola anima nelle mani del Padre per abbandonarsi alla sua volontà, proprio come ha fatto Gesù, e poi ci siamo addormentate abbracciate una all’altra, senza alcun timore, serenamente, fiduciose che tutto sarebbe andato bene come sempre… questa volta però non è andata affatto così.

Mi sono svegliata già sotto alle macerie, immobilizzata, coperta dai numerosi detriti che non mi permettevano alcun movimento, respiravo a malapena, sentii per pochissimi secondi Chicca lamentarsi, poi il silenzio… pensavo anche a Simone, a mio marito.. ho avuto subito sentore di morte… qualcosa di grave doveva essere accaduto.

Quando sono arrivati i soccorsi, per Chicca non c’era più nulla da fare. È volata via così come era arrivata, in un attimo. L’unica consolazione, se di consolazione si può parlare, è che non ha sofferto. Dormiva ed ha continuato a dormire… ma quanti dubbi e quanta angoscia nel mio cuore: forse non siamo stati in grado di proteggerla… se avessi fatto… se non avessi fatto… avrei dovuto… no, forse non avrei dovuto… Anche ora tutto è così confuso.

Un giorno ho letto il libro di Andreana sul dolore più grande che lei aveva vissuto e ho sentito un bisogno spasmodico di confrontarmi con lei. Mi misi in contatto, le chiesi di aiutarmi ad uscire dal tunnel, di accompagnarmi lungo il mio travaglio e di non lasciarmi mai sola.

Già dalle prime parole scambiate ho avuto conforto e ho capito che la strada di fede e di preghiera che mi indicava era quella giusta, mi dava vera speranza. Pur essendo ancora smarrita e confusa, con tanti dubbi e incertezze e una fede vacillante, e pur essendo ben consapevole che il cammino è faticoso e arduo, sicuramente ce la farò, la mia Francesca dal Cielo mi darà la forza necessaria, l’aiuto prezioso di Andreana sarà luce per i miei passi.

Ora, le stesse parole che Gesù ha rivolto alla figlia di Giairo, cominciano a risuonare nel mio cuore per la mia Chicca, con uguale potenza: <questa fanciulla non è morta ma dorme, talità kum, alzati, risorgi!>. Solo incontrando il Risorto ritroverò veramente la mia cucciolina e la pace del cuore.